Museo in Valigia: Le Processioni della Settimana Santa di Mendrisio
Capitolo 4: Letteratura
a) Piero Bianconi
Piero Bianconi (Minusio 1899 – Minusio 1984), docente, scrittore e storico dell'arte. Una raccolta di scritti in P. Bianconi, Antologia di scritti, a cura di R. Martinoni, S. Geiser Foglia, 2001.
Approfondimenti: DSS Dizionario storico della Svizzera; OltreconfiniTi
Il testo:“Le Processioni di Mendrisio” appare per la prima volta sul quotidiano “Giornale del Popolo” in due date differenti: la prima parte il 6 marzo 1945, la seconda il 21 marzo 1945. Nel medesimo anno le due parti riunite appaiono riproposte integralmente in volume per le edizioni Lugano Giornale del Popolo 1945. Delle processioni di Mendrisio Bianconi riferisce anche nel “Radioprogramma” del 18 agosto 1945.
Il libro: Piero Bianconi, Gente del Mendrisiotto, a cura di Renato Martinoni e Sabina Geiser Foglia, Balerna, Edizioni dell’Ulivo, 2001. Il capitolo: Le Processioni di Mendrisio, pp. 15-26
La citazione: Il Borgo
Dalle tante cornici che lo spettatore appassionato, o diciamo l'aficionado, può scegliersi per godere lo spettacolo delle due "funzioni" del Giovedì e del Venerdì Santo a Mendrisio, la più efficace è quella delle viuzze e dei vicoli della parte alta del borgo: tra San Giovanni e la prepositurale, o meglio il mozzo torrione quadro che tra il facciatone neoclassico di quella e il gracile monumentino al Lavizzari sta, pietra di scandalo e testimonianza dell'antica nobiltà del borgo.
Certo son tante svariate e quasi tutte buone, le cornici che Mendrisio offre lungo la sontuosa lunata via principale percorsa dai cortei: ché continuamente case piazzette vicoli e portici si compongono a scenario, c’è una misura di spazi e di curve sempre nuova e favorevole, la folla, i cavalli e i personaggi luccicanti dello spettacolo son sempre pigiatissimi e lottano efficacemente con l’esiguo spazio. Gran segreto, questa stretta misura di scena: che riesce a tener su anche spettacoli di per sé meschini e, quando manchi, a sfiatare rappresentazioni magari assai belle.
La citazione: Le tele dipinte
Se la via principale è quasi tutta buona, è però il grosso guaio della stridula illuminazione e delle vetrine spalancatissime che mangiano il magico effetto dei trasparenti e riescono micidiali soprattutto alla processione del Venerdì. I trasparenti son tele dipinte a scene e simposi della Passione illuminate per trasparenza: alcuni, dipinti dai Bagutti di Rovio risalgono alla fine del Settecento, sono contemporanei alla nascita della “funzione”.
La citazione: La Chiesa di San Giovanni
La processione del venerdì ha per centro la settecentesca chiesa di San Giovanni, leggiadrissima di proporzioni e di candidi stucchi, tutta parata di rosso per l'occasione. Sull'altar maggiore s'alza la scenografica macchina prospettica dove s'espone l'Addolorata durante il settenario, gli altari laterali traboccano di simboli e di trasparenti alti sulle aste, di vessilli e diplomi in cartelle dorate. La gente circola mormorando assiduamente nella gran navata bianca e rossa, s'accosta al Cristo morto steso sotto una lieve trina nera, uomini e donne baciano piamente le piaghe, le mamme le fan baciare ai pupi: sotto gli occhi esterrefatti dei forestieri che non sanno raccappezzarsi in questo orripilante miscuglio di lutto e di festa, di spettacolo e d’affettuosa dimestichezza, d’un tono così schiettamente cattolico.
La citazione: I Trasparenti
La romita piazzetta davanti la chiesa è un vero angolo di paradiso: la luce di striscio dei trasparenti esalta le arricciate foglie d’acanto dei capitelli, rade le archeggiature romaniche del fianco delle Grazie, il prezioso intonaco color melone stramaturo. Si riempie d’un cinguettante popolo di bianche verginelle, trasparenti simboli e croci cominciano a uscir di chiesa, si dispongono tra vessilli e colorite banderuole. Dalle buie viuzze scendono, lenti bruchi fosforescenti, le confraternite con le croci e i lampioni accesi, le mamme s’affannano tra la pigoléante covata delle verginelle e degli angioletti, una si accosta al muro con un minuscolo cherubino dalle ali d’oro, bisbiglia agitate esortazioni armeggiando con le mani tra le vesti e i nastri per terra resta una piccola pozza lustra subito assorbita.
b) Claudio Origoni
Claudio Origoni (1944–2016) è stato un docente, poeta, scrittore, saggista e pubblicista svizzero originario di Riva San Vitale. È stato una voce nota nel Canton Ticino e nel Mendrisiotto, collaborando con il Corriere del Ticino, in particolare curando le pagine dedicate alla letteratura per ragazzi. Ha pubblicato raccolte di racconti, saggi e antologie scolastiche diffuse sul territorio, tra cui Trova tempo (2001) e Tempo di poesia (2005), scritte con Federico Martinoni.
Approfondimento: ASSI: www.associazionescrittori.ch
Il libro: Nini - Storia di un'infanzia, raccolta di 15 racconti Balerna, Edizioni Ulivo, 2008
La citazione: Una festa per noi ragazzi
Le Processioni di Mendrisio, ma soprattutto la funziun di Giüdee, quella del giovedì santo, sono sempre state una festa per noi ragazzi. (...) Per le processioni, le strade della Mendrisio vecchia si riempivano di gente più che la piazza di Riva per il Beato. A Mendrisio accorrevano tutti, con ogni mezzo, ma soprattutto a piedi.
c) Alberto Nessi
Nato a Mendrisio nel 1940, è cresciuto a Chiasso. Dopo aver studiato alla Scuola Magistrale e all'Università di Friburgo, si è dedicato all'insegnamento. Poeta, prosatore e saggista, ha esoridto nel 1969 con la raccolta poetica I giorni feriali. Nel 2016 ha ricevuto il Gran premio svizzero di letteratura.
Approfondimenti: OltreconfiniTi; Controluce RSI Play; Scheda Wikipedia
Il libro: Autori Vari, Le processioni storiche di Mendrisio, Locarno, Dadò, 1998
La citazione: Memoria e desiderio, La febbre della Settimana Santa
Proprio quando le gemme cominciano a schiudersi. Quando il cielo prende i colori pastello, come l’altra sera che una striscia di zolfo resisteva sui colli del Varesotto mentre la nuvolaglia rosa di fine marzo cospirava l’avanzare delle ombre. Proprio quando il fremito nuovo scuote l’immobilità dell’inverno, sparge barbagli nei giardini e accende lampade vegetali sopra il viale della stazione, nei giorni che preludono al più crudele dei mesi, l’aprile che genera “Lillà da terra morta, confondendo /Memoria e desiderio, risvegliando/ Le radici sopite con la pioggia di primavera”: proprio in quei giorni il borgo è preso dalla febbre della Settimana Santa.
Da sapere: la citazione interna è da T.S. Eliot, La terra desolata.
La citazione: Memoria e desiderio, I Trasparenti dei Bagutti
Ma i Trasparenti più belli, quelli dei Bagutti da Rovio, appaiono solo pochi giorni prima delle funzioni. Per apprezzarli, meglio guardarli la sera quando non c’è nessuno per le strade: solo le folate che scendono dal Generoso e fanno rabbrividire le violette nascoste nel buio dietro le case, riattizzando la memoria e il desiderio. E allora, nei vicoli i quadri notturni oscillano lievemente e diffondono il loro chiarore. Veramente di quelli antichi vediamo solo le copie – gli originali sono esposti al Museo; ma sono copie perfette e nessuno se ne accorge.
d) Amleto Pedroli
Nato a Chiasso nel 1922 è morto a Lugano nel 2011. È stato docente, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana ed è noto per la sua raffinata produzione lirica, particolarmente legata al mondo rurale ticinese.
Approfondimenti: DSS Dizionario storico della Svizzera; OltreconfiniTi
Il libro: Autori Vari, Le processioni storiche di Mendrisio, Locarno, Dadò, 1998
La citazione: Intorno al Giovedì Santo
Poi, in alto, sul colle che si innalza dietro le case, quasi emblema del borgo, tanto è visibile da ogni lato, ecco la chiesa dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, ma per tutti La Torre, anche se di torre non è più il caso di parlare, perché ormai del tutto irriconoscibile. Vigilata dai coni immobili dei cipressi. Col suo frontone neogotico ad angolo, pare voglia ritagliarsi un pezzo di cielo; come in altre chiese l’interno sul pavimento, conserva i sepolcri terragni di famiglie che tramandano così il loro nome.
e) Giuseppe Zoppi
Giuseppe Zoppi (Broglio val Bavona, 12 settembre 1896 – Locarno, 18 settembre 1952) è stato uno scrittore, poeta, insegnante e critico letterario svizzero italiano, tra le figure più rappresentative della cultura del Canton Ticino del Novecento. Insegnò al ginnasio di Lugano (1919-24), alla scuola normale di Locarno (dal 1924) - di cui fu anche direttore - e al Politecnico federale di Zurigo. Fra le sue opere più famose Il libro dell’alpe (1922), raccolta di prose poetiche.
Approfondimenti: DSS Dizionario storico della Svizzera; OltreconfiniTi, Wikipedia, La nostra storia RSI
Il testo: Presento il mio Ticino, Milano, Mondadori 1939
Approfondimenti: Scheda Zoppi in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, con documenti audio, trasmessi nel programma «Radioscuola«, realizzato da Giancarlo Zappa e Bixio Candolfi e trasmesso il 26 febbraio 1988 (Broglio, 12 settembre 1896 – Locarno, 18 settembre 1952) è stato uno scrittore, poeta, insegnante e critico letterario svizzero italiano, tra le figure più rappresentative della cultura del Canton Ticino del Novecento.
f) Alberto Nessi
Nato a Mendrisio nel 1940, è cresciuto a Chiasso. Dopo aver studiato alla Scuola Magistrale e all'Università di Friburgo, si è dedicato all'insegnamento. Poeta, prosatore e saggista, ha esordito nel 1969 con la raccolta poetica I giorni feriali. Nel 2016 ha ricevuto il Gran premio svizzero di letteratura.
Il testo “La rosa del Serpiano" non riguarda le Processioni, ma si inserisce nel contesto paesaggistico del Mendrisiotto caro all’autore e tocca il tema del male della storia, vinto dalla bellezza della natura e quello del sacrificio umano.
Approfondimenti: OltreconfiniTi; Controluce RSI Play; Scheda Wikipedia
Il libro: La seconda bellezza. Poesie vegetali, Novara, Interlinea 2022
La citazione: La rosa del Serpiano
La rosa bianca che porge quel bambino
sulla strada del Serpiano
ha un profumo che non viene mai meno
sui colli delle conchiglie incantate,
C’è qualcosa di eterno in quella rosa
che s’apre e vince il male della storia
- gambe spezzate, laringi bruciate
carni divorate, veleni nell’aria –
lei profuma per sempre, sorella
di purezza. Potesse salvare
noi e le nostre parole, come salva
il ragazzo precipitato nella cascata. In pace
ci guarda nel pomeriggio
sotto la mandorla della Madonna lariana.