Museo in Valigia: Le Processioni della Settimana Santa di Mendrisio 

 

Capitolo 2: I Trasparenti e alcuni artisti 

 

a) I Trasparenti

I Trasparenti sono dipinti su tela traslucida, montati su strutture lignee e illuminati dall’interno, di forme e dimensioni diverse, capaci di diffondere una luce soffusa ed evocativa. Realizzati secondo una tecnica speciale risalente al XVIII secolo, costituiscono un elemento distintivo delle Processioni della Settimana Santa di Mendrisio. Durante le celebrazioni i Trasparenti sono appesi attraverso le vie del Borgo o sui muri delle case, mentre i Lampioni vengono portati nella Processione del Venerdì Santo.

I primi Trasparenti risalgono al 1791-1792. Nacquero per iniziativa del frate servita Antonio Maria Baroffio (1732-1798) e furono realizzati dal pittore di Rovio Giovanni Battista Bagutti (1742-1823).

Va distinta la prima produzione tra il 1790 e il 1852 dalla successiva che solo prosegue l’idea originaria. Oggi i Trasparenti sono circa 450, non tutti esposti; l’ultimo è stato fatto nel 2022.

Porta n.1 (facciata verso via Stella) con le tre Marie al Calvario di Silvano Gilardi (copia da P. Anastasio), Heinz Plenge, 05.04.2023, Dalla collezione di: USI Università della Svizzera italiana

b) Le prime Porte

Le Porte costituiscono il nucleo più antico dei Trasparenti. Le prime dieci strutture, oggi diventate undici, erano chiamate anche “archi luminosi” e sono dipinte su entrambi i lati. Ciascuna è formata da un trittico: al centro compare un episodio della Passione di Cristo, mentre ai lati sono raffigurati Profeti dell’Antico Testamento, dipinti a monocromo. Un antico documento, oggi disperso, indicava l’ordine di collocazione delle prime Porte e i proprietari delle case alle quali venivano appoggiate. Poiché all’epoca non esistevano i numeri civici e il centro storico di Mendrisio è cambiato nel tempo, non è sempre possibile ricostruirne con precisione la posizione. Nel 2012, in occasione di una mostra sui Trasparenti, una cartina del tardo Ottocento ha permesso di proporre le ubicazioni più probabili.

Le Porte non costituivano una vera e propria Via Crucis: agli episodi della Passione si affiancavano scene dedicate a Maria e le immagini non seguivano l’ordine cronologico dei Vangeli. Della prima serie si conoscono 18 soggetti, che intrecciano la Via Crucis con la Via Matris, il cammino di dolore della Vergine Maria. Dal 1898 l’ordine originario delle Porte venne modificato più volte, sostituendo opere scomparse e aggiungendone di nuove. Alcune ricomposizioni si allontanarono così dal progetto iniziale, entrando però nel tempo a far parte della tradizione.

Dettaglio Porta n. 7 (facciata verso la Piazza del Ponte) raffigurante la Coronazione di Spine di Francesco Catenazzi, Heinz Plenge, 06.04.2023, Dalla collezione di: USI Università della Svizzera italiana

c) I Trasparenti nell'Ottocento

La prima produzione dei Trasparenti si sviluppò in anni di grandi cambiamenti politici, tra la fine del governo dei Landfogti nel 1798 e la nascita del Canton Ticino nel 1803. Un momento decisivo fu la soppressione del convento dei Servi di Maria nel 1852, che fino ad allora aveva custodito almeno i dipinti delle dieci grandi porte e quelli destinati alla chiesa e al convento. Già nel 1838 il Comune aveva commissionato ad Augusto Catenazzi dodici “fanali” per Corsobello. Nello stesso periodo si diffusero Trasparenti più piccoli, più facili da conservare nelle case private, e nuove serie come la “collana Viscardi”, con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Dopo la partenza dei Servi di Maria, il controllo sulle manifestazioni diminuì. Alcuni prevosti lamentarono comportamenti poco rispettosi, mentre le trasformazioni del borgo portarono a spostare alcune porte senza sempre rispettare l’abbinamento originario dei soggetti. Incendi e problemi di conservazione causarono altre perdite. Comparvero inoltre opere più piccole e talvolta meno legate alla Passione di Cristo e ai Dolori di Maria, mentre le Processioni venivano sempre più considerate una forma di teatro popolare.

d) Il Novecento e gli artisti contemporanei

Nel Novecento le Processioni continuarono anche durante i difficili anni delle guerre mondiali e i grandi cambiamenti della società e della Chiesa. Mentre manifestazioni simili scomparvero in altri luoghi, a Mendrisio rimasero vive. Anche lo stile dei Trasparenti cambiò. Gian Pio Fontana realizzò La pesca miracolosa, un’opera insolita in cui compaiono alcuni scheletri. Italo Gilardi si avvicinò al Cubismo con La tempesta sul lago, mentre Franco Valsangiacomo sperimentò forme più moderne, come nella Crocifissione di gusto espressionista. Altri artisti, come Mario Gilardi, Giacomo Carloni, Gino Macconi, Giuseppe Bolzani e Silvano Gilardi, rimasero invece maggiormente legati alla tradizione figurativa. Nel 1969 Gianni Realini e nel 1979 Marco Cassinari realizzarono due nuove porte, la prima figurativa e dai toni soffusi, la seconda caratterizzata da forme più astratte e colori vivaci. L’impiego di tecniche e supporti nuovi ha però reso queste opere più fragili e difficili da restaurare. Per questo le opere di Silvano Gilardi si sono conservate meglio nel tempo. L’artista, che lavorò per anni anche come restauratore, aveva infatti appreso la tecnica tradizionale dal padre e dal nonno. Recentemente una nuova commissione ha affidato a Matteo Gilardi la realizzazione di un Trasparente, richiedendo il rispetto della tecnica tradizionale.

e) Tecnica, conservazione e restauro

 

Conservazione

Una lettera del 1792 testimonia che fra Antonio Maria Baroffio custodiva i primi Trasparenti nel convento dei Servi di Maria a San Giovanni. Con il diffondersi della tradizione, probabilmente anche altre opere di grandi dimensioni vennero conservate nel convento, mentre quelle più piccole restavano nelle case dei proprietari. Dopo la soppressione del convento nel 1852, il patrimonio passò al Comune di Mendrisio. Nel tempo furono necessari spazi adatti alla conservazione e, nel 2004, una parte dell’ex convento venne ristrutturata e dotata di scaffali per i Trasparenti più grandi. I circa 300 lampioni sono invece conservati in un edificio vicino, dove si trova anche il laboratorio di restauro.

Curiosità:

A Casa Croci, nel centro di Mendrisio, puoi scoprire da vicino queste particolari opere visitando il Museo del Trasparente oppure esplorandolo da casa attraverso il tour virtuale. Museo del Trasparente di Mendrisio

Tecnica

La pittura traslucida ha origini antiche. Ricette per rendere trasparenti tele e pergamene compaiono già in un Manoscritto di Bologna del Quattrocento. Nei secoli successivi vengono descritti apparati illuminati per feste, parate, incoronazioni e funerali, mentre nel Settecento questa tecnica diventa particolarmente apprezzata in Europa, soprattutto nel Nord. I Trasparenti vengono realizzati su tele fini ma compatte, spesso di lino, impregnate con cere e sostanze oleose o resinose che le rendono traslucide e più resistenti all’umidità. La pittura utilizza oli siccativi, soprattutto di noce o di lino, e pigmenti più o meno trasparenti. Il bianco, essendo coprente, viene usato con particolare attenzione. Le zone più luminose si ottengono diluendo il colore oppure lasciando maggiormente visibile la tela chiara. Prima dell’opera definitiva gli artisti preparano bozzetti, cartoni e modelli, perché gli errori sono difficili da correggere una volta applicato il colore. Nel tempo materiali e pigmenti si sono evoluti, mentre la tecnica continua a essere tramandata.

Restauro

Nonostante la loro resistenza, i Trasparenti possono danneggiarsi durante il montaggio, l’esposizione e la conservazione. In passato gli interventi di manutenzione erano spesso eseguiti senza metodi specifici. Un vero programma di restauro iniziò negli anni Cinquanta del Novecento, quando il pittore e restauratore Mario Gilardi fu incaricato dal Comune di intervenire sulle grandi porte e sui dipinti di Giovanni Battista Bagutti. Da allora conservazione e manutenzione sono diventate attività regolari affidate a specialisti. Il restauro deve rispettare la trasparenza, la resistenza e la leggibilità delle opere illuminate. Oggi si utilizzano anche materiali moderni, come tele sintetiche quasi trasparenti e adesivi specifici.

Curiosità: Per proteggere alcuni degli esemplari più antichi, in particolare le grandi porte e i dipinti del complesso di San Giovanni, gli originali vengono conservati e sostituiti durante le Processioni con riproduzioni fotografiche, copie o interpretazioni pittoriche.

Jacopo Gilardi, restauratore, impegnato nel restauro di un Trasparente nel suo atelier, Heinz Plenge, 05.04.2023, Dalla collezione di:USI Università della Svizzera italiana, 

Tavola dei colori utilizzata per i Trasparenti tramandata nella famiglia Gilardi, Heinz Plenge, 2023-04-05, Dalla collezione di:USI Università della Svizzera italiana

f) Le biografie di alcuni artisti dei Trasparenti

Una selezione di brevi biografie dedicate ad alcuni degli artisti che, nel corso del tempo, hanno contribuito alla realizzazione dei Trasparenti di Mendrisio, lasciando un segno importante nella storia artistica di questa tradizione.

Frate Antonio Maria Baroffio (1732-1798), laico servita

Entrò come frate laico nell’Ordine dei Servi di Maria Addolorata, facendo noviziato a Piacenza, dove si trovava padre maestro Giuseppe Torriani da Mendrisio, provinciale di Lombardia. Fuggito da Piacenza per ordine del principe, trovò sede nel convento mendrisiense e si occupò subito di arte. Il Baroffio contribuì all’abbellimento delle processioni con oggetti finemente scolpiti e dipinti. A lui si attribuiscono porte, trasparenti, lampioni, fanali e altri oggetti della Passione.

Giovan Battista Bagutti (1742-1823), pittore

Uno dei principali artisti legati ai primi Trasparenti fu Giovanni Battista Bagutti, nato a Rovio nel 1742 e morto nel 1823. Nel 1763 studiò all’Accademia di Parma, dove incontrò artisti come Simone Cantoni, Giocondo Albertolli e Domenico Pozzi e conobbe il nuovo gusto neoclassico. Nel 1765 vinse un primo premio di pittura con l’opera Deianira. Bagutti soggiornò probabilmente a Roma, fu a Genova nel 1777 e lavorò nel territorio ticinese. Nel 1774 realizzò affreschi nella chiesa di San Giovanni a Mendrisio. Dipinse soprattutto opere religiose, ma anche scene mitologiche e ritratti. Almeno uno dei suoi figli, Abbondio, divenne pittore e gli sono attribuiti alcuni Trasparenti. Nel 1994 la Pinacoteca Züst di Rancate gli dedicò una mostra.

Abbondio Bagutti (1788-1850), pittore

Compiuti gli studi all’Accademia di Brera a Milano seguì le orme del padre di cui fu il più importante collaboratore. Passò la maggior parte della sua vita a Milano, senza dimenticare la sua terra di origine, dove lasciò opere in alcune chiese. Come il padre dipinse Trasparenti per le Processioni storiche di Mendrisio, come fanali, lampioni pubblici e privati.

Francesco Catenazzi (1775-1830), pittore

Dopo aver lavorato per alcuni anni in Russia come pittore di corte dello zar Paolo I, nel 1802 Francesco Catenazzi fece ritorno a Mendrisio. Si formò nella pittura e, in particolare, nell’arte dei trasparenti presso la scuola di Giovanni Battista Bagutti, che emulò nel rifacimento di numerose porte trasparenti per Processioni del Giovedì e del Venerdì Santo. Realizzò inoltre Trasparenti per i privati, aiutato anche dal figlio Augusto (1808–1880). Nella chiesa di San Sisinio alla Torre sono conservati due suoi affreschi, raffiguranti Sant’Ambrogio che respinge l’imperatore Teodosio e La disputa di Sant’Agostino con un eretico. Sue sono anche un’acquaforte raffigurante Mendrisio dalla parte di ponente, dedicata al conte Gaetano Pollini, e le cappelle della Via Crucis lungo l’antica strada per San Martino, oggi distrutte.

Pietro Anastasio (1859-1913), pittore

Nacque a Lugano in una famiglia borghese di origine ravennate, attiva nel commercio. Contro le aspettative familiari, a sedici anni scelse di dedicarsi alla pittura. Dopo i primi studi di disegno con Michele Pelossi alla Scuola magistrale di Rivera, si formò all’Accademia di Brera a Milano e successivamente all’Accademia di San Luca a Roma. Rientrato a Lugano nel 1893, divenne insegnante di figura alle Scuole cantonali di disegno e si dedicò sempre più all’attività didattica e politica, ricoprendo incarichi pubblici e promuovendo la fondazione della Scuola professionale femminile. Per le Processioni di Mendrisio realizzò tre porte trasparenti; tra queste, nel 1898, la Porta dell’Ultima Cena, ispirata all’opera di Bernardino Luini.